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Agricoltura in crisi, il Salento scende in piazza: sabato la mobilitazione a Maglie

Agricoltori, allevatori e lavoratori della logistica agroalimentare si ritroveranno il 24 ottobre dalle 7 in via F.lli Piccinno. Annunciata anche la partecipazione di studenti e cittadini. Al centro della protesta i costi di produzione, la concorrenza estera, la crisi idrica e la richiesta di riconoscere il Salento come area di crisi agricola.

Il futuro dell’agricoltura salentina è sempre più a rischio e la protesta punta a coinvolgere l’intero territorio. Sabato 24 ottobre, a partire dalle ore 7, nel parcheggio di via F.lli Piccinno a Maglie, agricoltori, allevatori e lavoratori della logistica agroalimentare scenderanno in piazza per richiamare l’attenzione delle istituzioni sulla crisi del comparto. Alla mobilitazione hanno annunciato la propria partecipazione anche studenti e cittadini, in un’iniziativa che punta a superare i confini della protesta di categoria per dare voce alle difficoltà di un sistema produttivo strategico per l’economia e l’identità del Salento.

A promuovere la mobilitazione è l’ALPAA Puglia, con il presidente Antonio Macchia, insieme agli agricoltori salentini aderenti all’iniziativa, rappresentati da Salvatore Sicuro. Le richieste riguardano una serie di criticità che, secondo i promotori, stanno compromettendo la tenuta delle aziende agricole e delle filiere collegate.

Tra le principali emergenze c’è l’aumento dei costi di produzione. Carburanti, energia, fertilizzanti, mangimi e attrezzature incidono sempre più sui bilanci delle imprese, mentre i prezzi riconosciuti ai produttori spesso non sono sufficienti a coprire le spese sostenute. Una forbice che riduce i margini di guadagno e mette in difficoltà soprattutto le aziende di piccole dimensioni.

Al problema dei costi si aggiunge quello della concorrenza internazionale. Gli agricoltori denunciano uno squilibrio tra le regole imposte alle produzioni europee, chiamate a rispettare rigorosi standard ambientali, sanitari e sociali, e quelle provenienti da Paesi extraeuropei, dove gli stessi vincoli non sempre sono applicati. Una situazione che, secondo i promotori, rischia di penalizzare le produzioni locali e di comprimere ulteriormente il valore del lavoro agricolo.

Le difficoltà interessano tutti i principali comparti del territorio. Il settore vitivinicolo deve fare i conti con l’incertezza dei mercati e l’aumento delle spese; quello cerealicolo con quotazioni spesso insufficienti a remunerare il lavoro; il florovivaismo con margini sempre più ridotti. Particolarmente grave resta la situazione dell’olivicoltura, segnata dalla distruzione di oltre 20 milioni di ulivi, una ferita che ha investito non soltanto la produzione olearia, ma anche frantoi, vivai, imprese agricole, artigiani e lavoratori dell’indotto.

Anche la zootecnia attraversa una fase critica. L’aumento dei costi per l’alimentazione degli animali e dell’energia, insieme alle difficoltà di mercato, sta mettendo a rischio la sopravvivenza di numerosi allevamenti. Ogni chiusura, sottolineano i promotori, comporta una perdita di occupazione e di capacità produttiva, oltre a un indebolimento del presidio delle aree rurali.

A complicare ulteriormente il quadro sono la siccità, la scarsità d’acqua e gli effetti dei cambiamenti climatici, con eventi estremi e stagioni sempre meno prevedibili che compromettono raccolti e investimenti. Da qui la richiesta di infrastrutture idriche adeguate e di una strategia di lungo periodo. Nella piattaforma della mobilitazione rientrano anche il potenziamento della logistica e dei collegamenti, ritenuti essenziali per ridurre i costi di trasporto e migliorare la competitività delle produzioni salentine e meridionali.

Sul piano delle politiche agricole, viene chiesta una revisione della Politica agricola comune (Pac), considerata dai promotori poco rispondente alle esigenze delle piccole e medie imprese e dei piccoli produttori. L’obiettivo è ottenere strumenti più efficaci per tutelare il reddito agricolo e sostenere le realtà produttive che rischiano di essere schiacciate dalle difficoltà economiche e dalla concentrazione del mercato.

Una delle richieste centrali sarà il riconoscimento del Salento come area di crisi agricola, condizione che, secondo gli organizzatori, giustificherebbe interventi straordinari, sostegni economici e investimenti strutturali. La crisi del patrimonio olivicolo, le difficoltà delle filiere, l’emergenza idrica e l’aumento dei costi vengono indicati come elementi che rendono necessario un piano specifico per accompagnare la ripresa del settore.

A preoccupare è anche l’impatto sociale della crisi. La chiusura delle aziende e la progressiva perdita di redditività rischiano di accelerare lo spopolamento delle campagne e delle aree interne, riducendo le opportunità occupazionali per i giovani. Secondo i promotori della manifestazione, i piccoli produttori rappresentano circa l’80% del comparto agricolo e costituiscono una componente fondamentale da tutelare per preservare il tessuto economico e sociale del territorio.

La mobilitazione di Maglie vuole dunque essere un appello alle istituzioni affinché alle criticità denunciate seguano risposte concrete: investimenti, infrastrutture moderne, politiche agricole più vicine alle imprese e misure capaci di garantire prospettive a chi lavora nelle campagne.

La posta in gioco, sostengono gli organizzatori, va oltre il destino delle singole aziende. Difendere l’agricoltura significa salvaguardare occupazione, paesaggio, ambiente e tradizioni produttive, evitando che la crisi si traduca in un impoverimento duraturo delle comunità salentine.

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