Confindustria Lecce sostiene la posizione comune di Confindustria, BDI e MEDEF. Il presidente Valentino Nicolì: “Servono regole che accompagnino gli investimenti e difendano industria, lavoro e capacità produttiva europea”
La revisione del sistema europeo di scambio delle quote di emissione (EU ETS) entra in una fase decisiva e l’industria europea sceglie la strada del confronto unitario. Per la prima volta le organizzazioni imprenditoriali delle tre principali economie manifatturiere del continente – Confindustria per l’Italia, BDI per la Germania e MEDEF per la Francia – hanno assunto una posizione comune chiedendo alla Commissione europea una revisione profonda del meccanismo, in vista della proposta che sarà presentata il prossimo 17 luglio.

Una richiesta che nasce dalla necessità di rendere il mercato europeo della CO₂ più aderente alle condizioni reali in cui operano le imprese: disponibilità delle tecnologie, costi della transizione, infrastrutture energetiche, competitività internazionale e rischio di perdita di capacità produttiva.
Confindustria Lecce esprime pieno sostegno all’iniziativa e richiama l’attenzione sulle ricadute che le scelte europee avranno anche sul sistema produttivo salentino, composto da imprese che negli ultimi anni hanno investito in innovazione, sostenibilità, efficientamento energetico e trasformazione digitale.
“La posizione comune di Confindustria, BDI e MEDEF rappresenta un segnale politico di straordinaria importanza – afferma Valentino Nicolì, presidente di Confindustria Lecce –. L’industria europea continua a credere nella transizione ecologica e nella decarbonizzazione, ma questa transizione deve essere concretamente perseguibile. Occorrono regole che accompagnino gli investimenti e non producano effetti distorsivi, penalizzando le imprese europee rispetto ai competitor internazionali o favorendo processi di delocalizzazione produttiva”.
Una revisione necessaria per mantenere insieme clima e competitività
L’EU ETS ha rappresentato negli anni uno degli strumenti centrali della politica climatica europea, introducendo un prezzo sulle emissioni e incentivando il passaggio verso tecnologie a minore intensità di carbonio. Tuttavia, il contesto economico e industriale è profondamente cambiato.
L’industria europea si trova oggi ad affrontare costi energetici ancora elevati, una competizione globale sempre più intensa, tensioni geopolitiche e un fabbisogno crescente di investimenti per la decarbonizzazione.
La posizione congiunta delle tre associazioni industriali evidenzia come la transizione non possa basarsi esclusivamente sull’aumento dei costi per le imprese, ma debba essere accompagnata da strumenti capaci di sostenere concretamente gli investimenti.
Tra le principali richieste avanzate alla Commissione europea vi sono una maggiore stabilità del mercato delle quote di emissione, una revisione della Market Stability Reserve per evitare eccessive oscillazioni dei prezzi, il rafforzamento degli strumenti contro il rischio di carbon leakage e la destinazione integrale delle entrate generate dall’ETS agli investimenti per la decarbonizzazione industriale.
Un altro punto centrale riguarda la necessità di mantenere strumenti di tutela della competitività delle imprese europee fino a quando non saranno pienamente efficaci meccanismi alternativi, come il CBAM, il sistema europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere.
Il valore della proposta per le imprese del territorio
Anche per il sistema produttivo della provincia di Lecce la questione ETS assume un rilievo strategico. Le imprese del territorio operano infatti in un contesto caratterizzato da mercati internazionali complessi, costi energetici significativi e una crescente necessità di investire in innovazione.
“Le nostre imprese stanno facendo la loro parte – sottolinea Nicolì – investendo in innovazione, digitalizzazione, efficientamento energetico e sostenibilità. Per continuare a farlo hanno però bisogno di un quadro europeo stabile, equilibrato e coerente con le reali condizioni industriali. L’ETS deve rimanere uno strumento efficace per ridurre le emissioni, ma deve anche favorire la competitività del sistema produttivo europeo, evitando che il costo della transizione ricada esclusivamente sulle imprese manifatturiere”.
La sfida riguarda quindi anche il futuro industriale dei territori. Una transizione efficace non può prescindere dalla capacità delle imprese di rimanere competitive, generare occupazione e continuare a investire.
Il Salento, grazie alle competenze maturate dalle proprie aziende e alla crescente attenzione verso innovazione ed energia pulita, può contribuire al percorso europeo verso la neutralità climatica. Ma perché questo avvenga è necessario che la politica industriale europea sostenga il cambiamento, rendendo conveniente produrre e investire in Europa.
L’appello alle istituzioni
Confindustria Lecce rivolge pertanto un appello ai rappresentanti istituzionali del territorio, ai parlamentari nazionali ed europei e alle forze politiche affinché sostengano una posizione italiana forte e condivisa nel confronto europeo sulla revisione dell’ETS.
“Su una questione così strategica è fondamentale che il mondo delle imprese e quello delle istituzioni parlino con una voce sola – conclude il presidente Nicolì –. Chiediamo alla politica di sostenere un modello di transizione che tenga insieme sostenibilità ambientale, competitività industriale e tutela del lavoro. Le decisioni che l’Europa assumerà nelle prossime settimane avranno effetti profondi sul futuro della nostra industria, dei nostri territori e delle nuove generazioni”.
La revisione dell’ETS rappresenta dunque un passaggio decisivo: non solo una modifica tecnica del mercato delle emissioni, ma una scelta di politica industriale destinata a incidere sulla capacità dell’Europa – e dei suoi territori – di affrontare la transizione mantenendo crescita, occupazione e sviluppo.