Il sindacato contesta gli incontri di orientamento in uscita con Esercito, Marina e Aeronautica. La segretaria generale Francesca Franza: «Disobbedire alla propaganda di guerra significa obbedire alla Costituzione». L’appello a docenti e studenti: «Disertare gli incontri e promuovere il dibattito sulla pace».
LECCE – No alla militarizzazione della scuola e all’ingresso della cultura delle armi nei percorsi di orientamento degli studenti. È la posizione della Flc Cgil di Lecce, che contesta gli incontri con le Forze Armate organizzati in alcuni istituti scolastici salentini e lancia un appello a docenti e studenti affinché manifestino il proprio dissenso.
A esprimere la contrarietà del sindacato è la segretaria generale Francesca Franza, secondo cui presentare l’arruolamento come una possibile opportunità professionale rischia di normalizzare la cultura bellica, soprattutto in una fase internazionale segnata da conflitti, tensioni geopolitiche e corsa agli armamenti.
La Flc Cgil cita, tra gli episodi contestati, gli incontri che avrebbero coinvolto il liceo Capece di Maglie e l’istituto De Viti De Marco di Casarano, con la partecipazione di rappresentanti di Esercito, Marina e Aeronautica. Per il sindacato, si tratta di iniziative inopportune nel contesto attuale, mentre le guerre continuano a provocare vittime, distruzione e conseguenze economiche su scala globale.
«Nessuno spazio per la cultura delle armi dove si costruisce il futuro delle nuove generazioni», è la posizione espressa dall’organizzazione sindacale, che rivendica il ruolo della scuola come luogo di formazione critica, educazione alla pace e promozione dei diritti.
Il richiamo all’articolo 11 della Costituzione è al centro della presa di posizione. «Pace, disarmo e uso della diplomazia sono valori che scaturiscono dall’articolo 11 della nostra Carta, in base al quale la Repubblica ripudia la guerra», afferma Franza. «Questi valori devono guidare gli italiani in questo periodo storico confuso e carico d’odio. Quando le porte delle scuole si aprono alle logiche del conflitto, disobbedire diventa un dovere civile e pedagogico».
Da qui l’invito della Flc Cgil a studenti e docenti a esercitare forme di dissenso democratico. Alle ragazze e ai ragazzi il sindacato chiede di valutare la possibilità di non partecipare agli incontri contestati e di trasformare quelle ore in occasioni autogestite di confronto sulla pace e sui diritti umani.
Ai docenti, invece, rivolge un appello a quella che definisce una «obiezione di coscienza pedagogica»: rifiutare la sospensione delle normali attività didattiche per lasciare spazio a iniziative considerate dal sindacato riconducibili alla promozione delle carriere militari e privilegiare, al contrario, percorsi educativi dedicati alla cooperazione internazionale e alla solidarietà sociale.
«Disobbedire alla propaganda di guerra significa obbedire alla Costituzione», conclude Franza, sintetizzando la posizione della Flc Cgil, che ribadisce la necessità di mantenere la scuola lontana dalle logiche del conflitto e di mettere al centro dei percorsi formativi la cultura della pace, del dialogo e della convivenza.