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PRIMOLJO, dalla memoria degli ulivi alla cultura dell’olio: nel Salento un museo per raccontare la rinascita

Presentato il Museo Sensoriale ed Educativo dell’Olio e PRIMOLJO Experience. La famiglia Primiceri trasforma la storia di una generazione in un progetto di cultura, formazione e futuro.

Non un museo per raccontare soltanto ciò che è stato, ma un luogo per capire ciò che l’olio rappresenta e immaginare ciò che può diventare. È questa l’idea alla base del Museo Sensoriale ed Educativo dell’Olio e di PRIMOLJO Experience, il nuovo progetto della famiglia Primiceri presentato domenica 20 settembre in occasione della preview istituzionale e stampa.

Un percorso che nasce nel cuore del Salento e che mette insieme memoria, agricoltura, cultura, tecnologia, formazione e gastronomia, con l’ambizione di trasformare la storia dell’olio in uno strumento di conoscenza e, attraverso la conoscenza, in una nuova possibilità di sviluppo per il territorio.

Il museo, che è aperto ufficialmente al pubblico dal 21 settembre, con visite su prenotazione, propone un’esperienza che dalla terra conduce al frantoio, dalla storia della famiglia alla cultura dell’extravergine, fino alla sala degustazione di PRIMOLJO Experience.

Al centro c’è una storia familiare che affonda le proprie radici nel 1970, quando nonno Marco Primiceri acquistò il suo primo frantoio. Un investimento nato dalla fiducia nella terra, nel lavoro e nella qualità dei suoi frutti e diventato, negli anni, un patrimonio di conoscenze, gesti e appartenenza. Una storia interrotta troppo presto dalla scomparsa di Marco, ma raccolta dai figli e oggi portata avanti da Fernando Primiceri, alla guida di PRIMOLJO, insieme alla moglie Carla e alla nuova generazione.

È proprio questo filo tra le generazioni a dare senso al progetto. Giulia, Francesco e Riccardo, che hanno conosciuto il nonno soprattutto attraverso i racconti, i luoghi e il lavoro di famiglia, oggi diventano parte di quella stessa storia.

«La terra richiede cura, tempo e pazienza e, anche nei momenti più difficili, non bisogna mai smettere di credere in ciò che si sta costruendo», ha sottolineato Fernando Primiceri, spiegando la filosofia che accompagna il progetto.

Una filosofia che assume un significato ancora più forte dopo la devastazione provocata dalla Xylella. La perdita degli ulivi monumentali non ha rappresentato soltanto una crisi produttiva, ma ha inciso profondamente sul paesaggio e sull’identità del Salento. La risposta di PRIMOLJO è nei nuovi ulivi che oggi tornano a crescere e, insieme a loro, nella scelta di investire sulla conoscenza.

Dalla ferita alla rinascita

Proprio questo è stato il tema del talk show “Dalla memoria alla rinascita: l’olio come cultura, identità e futuro del Salento”, moderato dalla giornalista e conduttrice di Rai 1 Monica Caradonna.

Un confronto che ha riunito istituzioni, università, mondo agricolo, imprese e cultura per interrogarsi sul futuro dell’olivicoltura salentina e sul ruolo che l’olio può svolgere non soltanto come prodotto agricolo, ma come patrimonio identitario e leva di sviluppo.

Tra gli ospiti Francesco Paolicelli, assessore all’Agricoltura e allo Sviluppo Rurale della Regione Puglia; Fabio Tarantino, presidente della Provincia di Lecce; Antonello Garzoni, rettore della LUM; Vito Primiceri, presidente di Banca Popolare Pugliese; Loredana Capone, presidente della V Commissione della Regione Puglia; Pier Paolo Miglietta, prorettore alla Sostenibilità di UniSalento; Valentino Nicolì, presidente di Confindustria Lecce; Nicola Ruggiero, presidente di Oliveti d’Italia; Luigi Caricato, scrittore, giornalista e ideatore di Olio Officina; Cristiano Fini, presidente nazionale CIA; Antonello Magistà, ambasciatore dell’identità gastronomica pugliese; Giuseppina Antonaci, presidente della Fondazione ITS Academy Turismo Puglia, e Giuseppe Cupertino, presidente della Fondazione Italiana Sommelier Puglia.

Il confronto ha seguito quattro direttrici: il rapporto tra istituzioni e territorio, il passaggio dalla ferita alla rinascita, il valore della conoscenza e delle nuove professionalità e l’olio come autentica espressione della cultura alimentare.

Un concetto, quello della conoscenza, richiamato anche dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, che ha aderito all’iniziativa con un video e ha sottolineato il valore della conoscenza del prodotto quale motore di valore economico e identitario per la filiera.

Non soltanto produrre olio, ma raccontarlo

È qui che il progetto Primoljo compie il suo passaggio più significativo. L’azienda sceglie di andare oltre la produzione per raccontare tutto ciò che esiste intorno all’olio.

Il percorso parte dall’albero, dalle cultivar autoctone e dalla biodiversità del territorio, attraversa il frantoio e le tecnologie utilizzate nella lavorazione e arriva alla bottiglia. Ma poi prosegue: dall’olio alla cultura dell’olio.

Nel Museo Sensoriale ed Educativo strumenti storici, divulgazione scientifica, tecnologie interattive ed esperienza sensoriale costruiscono un racconto nel quale l’extravergine non è più soltanto un alimento, ma diventa la porta d’ingresso per conoscere un paesaggio, una civiltà contadina, una storia familiare e un territorio.

E soprattutto per avvicinare a questo patrimonio le nuove generazioni.

Il museo nasce infatti anche come spazio di relazione con scuole, università, produttori, chef, professionisti, operatori turistici e giovani, nella convinzione che la cultura dell’olio possa diventare un terreno di incontro tra saperi antichi e competenze nuove.

Dalla tradizione al futuro

Dopo le parole del talk, la serata ha lasciato spazio all’esperienza. È stato il canto popolare di Consuelo Alfieri ad accompagnare autorità, giornalisti e ospiti attraverso le sale del Museo Sensoriale ed Educativo e di PRIMOLJO Experience, in un percorso nel quale memoria e innovazione si sono incontrate attraverso i sensi.

A chiudere la serata, uno Show Dinner dedicato all’incontro tra extravergine e alta cultura gastronomica, accompagnato dalle note del cantautore Renzo Rubino.

Un finale che ha sintetizzato, attraverso il gusto e la musica, il senso dell’intero progetto: la tradizione non come qualcosa da conservare immobile, ma come una radice dalla quale costruire il futuro.

È questa, in fondo, la sfida di PRIMOLJO: partire dalla storia di un nonno che nel 1970 aveva creduto nella terra, attraversare la ferita che ha segnato il paesaggio salentino e arrivare ai giovani ulivi di oggi.

Dalla terra all’olio. Dall’olio alla cultura. Dalla memoria al futuro.

Con l’idea che la rinascita del Salento passi anche dalla capacità di conoscere, raccontare e trasmettere alle nuove generazioni il valore di ciò che quella terra ha custodito per secoli.

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