3.699 partecipanti, più di 40 percorsi formativi, 21 corsi affidati a visiting professor provenienti da 11 Paesi e 62 borse di mobilità. Sono alcuni dei numeri che fotografano il percorso realizzato dall’Università del Salento nell’ambito di SAFI3, il progetto dedicato all’alta formazione, all’innovazione e all’internazionalizzazione.

SAFI3, acronimo di “Sinergie per orientare e promuovere un’Alta Formazione Innovativa, Interdisciplinare, Internazionale”, è finanziato dal PNRR, nell’ambito della Missione 4, Componente 1, Investimento 3.4 sul rafforzamento delle Scuole Universitarie Superiori, attraverso le risorse di Next Generation EU. Il progetto ha un valore complessivo di poco meno di 16 milioni di euro e coinvolge quattro Scuole Superiori del Mezzogiorno: Gran Sasso Science Institute, capofila, Scuola Superiore di Catania, Scuola Superiore Meridionale di Napoli e ISUFI dell’Università del Salento, che per l’Ateneo salentino svolge il ruolo di coordinamento e regia del programma.
Finora sono state 1.666 le persone coinvolte nelle attività di formazione e orientamento, mentre 2.033 hanno partecipato alle iniziative di internazionalizzazione. Particolarmente significativa la partecipazione femminile: le donne sono state 2.808, oltre tre quarti del totale.

Sul fronte della formazione, UniSalento ha sviluppato un’offerta articolata nei tre ambiti individuati dal progetto: transizione digitale; cultura e inclusione; salute, benessere e ambiente. Il catalogo comprende dieci winter school, sei summer school, sette corsi di perfezionamento, quattro master di secondo livello e tre di primo livello, tre percorsi dottorali internazionali, una clinica legale, cicli seminariali e giornate di orientamento rivolte agli studenti delle scuole superiori.
Le attività hanno coinvolto numerosi Dipartimenti dell’Ateneo, dalle scienze giuridiche all’economia, dai beni culturali alle scienze umane, fino alla fisica e alle scienze biologiche e ambientali. Complessivamente, per la formazione e la promozione dell’offerta formativa sono stati investiti oltre 957 mila euro.
Una parte consistente del progetto è stata dedicata all’internazionalizzazione. Il programma di visiting professor ha portato a Lecce docenti provenienti da università di undici Paesi, con 21 corsi che hanno coinvolto atenei europei, americani e asiatici, tra cui la Complutense di Madrid, Heidelberg, Groningen, Delft e la University of North Carolina, oltre alle università di San Paolo, Rio de Janeiro, Tashkent e Istanbul.
Parallelamente, il programma di mobilità in uscita ha finanziato 35 missioni di docenti, ricercatori e ricercatrici dell’Università del Salento verso Paesi di quattro continenti, dal Belgio al Giappone, dall’Argentina all’Australia, dalla Cina all’Albania.
Per studenti e studentesse è stato inoltre attivato il bando “UniSalentoForSAFI3”, che ha consentito di finanziare 62 borse di mobilità in Italia e all’estero, con una spesa complessiva vicina ai 660 mila euro. L’azione internazionale dell’Ateneo è stata accompagnata anche dalla partecipazione a eventi e fiere dedicate alla promozione dell’offerta formativa, in particolare in Tunisia, Cina e Brasile.
Tra i risultati destinati a rimanere oltre la conclusione del progetto ci sono anche 11 nuovi laboratori interdisciplinari, realizzati o in fase di realizzazione con un investimento previsto di oltre 1,87 milioni di euro. Le strutture spaziano dalla fisica delle energie rinnovabili alla fisica medica, dalla diagnostica dei materiali archeologici ai sensori chimici, fino agli ambiti della transizione digitale e del benessere.
«SAFI3 dimostra che il Mezzogiorno può essere un motore di alta formazione e non solo un destinatario di politiche», sottolinea la rettrice dell’Università del Salento, Maria Antonietta Aiello, evidenziando come il progetto abbia rafforzato la dimensione internazionale dell’Ateneo e, allo stesso tempo, lasciato «un investimento in laboratori e competenze» destinato a restare a beneficio del territorio.
Per la responsabile scientifica di SAFI3 per UniSalento, Francesca Imperiale, il progetto ha permesso di costruire «una scuola diffusa» capace di coinvolgere studenti delle scuole superiori, universitari, dottorandi, professionisti e cittadini. Una delle caratteristiche distintive, spiega, è la combinazione tra interdisciplinarità e apertura internazionale, accompagnata da una partecipazione femminile che supera il 75 per cento del totale.